Il Presidente della Repubblica

La storica e sensazionale elezione a larga maggioranza del nuovo Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che si è  svolta sabato 31 gennaio scorso, è stata resa nota e commentata adeguatamente anche online dai più importanti giornali del mondo occidentale,  come il New York Times, le Monde, el País, der Spiegel, die Zeit. Particolarmente lunghi e circostanziati sono stati gli articoli del brasiliano o Globo, e dello spagnolo el Mundo. In Svezia non ho sentito trasmettere la notizia né alla radio né in televisione, e l’hanno ignorata anche parecchi giornali scandinavi, per esempio il danese Politiken, come pure il russo Pravda. Gli svedesi Dagens Nyheter, Svenska Dagbladet, Göteborgs Posten, Uppsala Nya Tidning e il norvegese Aftenposten si sono limitati a far apparite ai rispettivi siti tutti e cinque lo stesso trafiletto, che sembrava il messaggio di un’agenzia di stampa.  In tale laconico testo  era incluso l’unico commento secondo cui il Presidente della Repubblica italiana svolgerebbe soprattutto funzioni simbolico-rappresentative (“huvudsakligen ceremoniella funktioner”). 

In Scandinavia si sa molto sulla Penisola per quanto riguarda la cultura, come la pittuta, la letteratura, la musica;  tuttavia i media ne ignorano altri importanti aspetti, mentre sono soliti riferire dei fatti positivi che però implicano una circostanza negativa, come la cattura di vari appartenenti alla mafia. A proposito di questo triste fenomeno, quando ai miei conoscenti svedesi svelo di essere originario di Palermo, alcuni, tralasciando la delicatezza connaturata al loro Paese, sentono il bisogno di menzionare  la mafia; associazione di idee questa che non è esclusiva della Scandinavia, bensì sembra fenomeno paneuropeo. Nel passato ho fatto troppo discretamente orecchie da mercante, mentre negli ultimi tempi ho commentato tale indelicata osservazione in modo dignitoso ma altrettanto sgradevole. 

Vorrei porre in rilievo che l’ultima elezione del Capo dello Stato può sorprendere l’immaginario collettivo di chi dell’Italia possiede solo una dotta infarinatura, come  una sorta di plauso alla mia città natale; giacché l’esimio palermitano Sergio Mattarella  è tra i più nobili esponenti della lotta alla mafia. Giova ricordare che anche il Presidente del Senato e Vicepresidente della Repubblica, Pietro Grasso, è un palermitano perseverante oppositore della criminalità organizzata;  e che pure il Vicecapo del Governo, Angelino Alfano, un siciliano credo palermitano di adozione, si associa alla stessa lotta. Inoltre i palermitani in genere molti anni fa si sono affrancati simbolicamente da una pesante prevenzione per il tramite del noto scultore Mario Pecoraino, che ha eretto al centro della loro città un grande monumento in memoria delle vittime della mafia.

Le funzioni del Presidente della Repubblica recentemente sono state rese note su Facebook per iniziativa di una insegnate d’italiano molto attiva, Manuela Ruppel. Se ipoticamente  fossero state di secondaria importanza, come lasciano intendere i mass media scandinavi, circa due anni fa i litigiosi politici italiani avrebbero più facilmente trovato un accordo nell’eleggerlo;  invece di indurre il degnissimo Giorgio Napolitano a restare in carica. Poiché l’Italia, a differenza di Paesi come la Francia, è una repubblica parlamentare, il suo Capo dello Stato non detiene i poteri legislativo ed esecutivo;  tuttavia le sue funzioni, che esercita in modo imparziale, costituiscono il cardine della politica e della vita italiana. Tra i suoi molteplici compiti, i più importanti sono:  nominare il Governo, sciogliere il Parlamento, indire nuove elezioni e garantire la Costituzione. Quest’ultimo lo svolge nel promulgare le leggi ordinarie perché siano valide, nel senso che egli può rifiutarsi di sottoscriverle se giudica che contrastano con la legge fondamentale; cosa che è accaduta più volte. Vero è che, se il Parlamento rinvia la stessa legge una seconda volta, non può rifiutarsi di promulgarla;  tuttavia ciò non sarebbe un atto definitivo, perché la sua eventuale incostituzionalità verrebbe giudicata dall’alta Corte Costituzionale, che ha il potere di abrogarla.   

 

Fulvio Leone