Fu Lutero a salvare la chiesa cattolica. Intervista a Sebastiano Vassalli

Fu Lutero a salvare la chiesa cattolica.
Intervista a Sebastiano Vassalli

02/01/2015.

Uno tra i letterati e romanzieri italiani più interessanti e produttivi, decine e decine di libri dagli anni sessanta ad oggi, è Sebastiano Vassalli. Eppure nessun libro è stato ancora tradotto in svedese. Ho incontrato Vassalli durante il festival della lingua italiana nel mondo di recente svoltosi a Stoccolma.


Sebastiano Vassalli    Foto Gian-Luca Rossetti

Sebastiano Vassalli   Foto Gian-Luca Rossetti

Ricordo di aver letto e studiato molto di lei quando ero all’università di Roma nei primi anni 70. So che lei non guarda più con molto piacere al tempo della sua adesione alle cosiddette neoavanguardie.

No, no, direi invece che non mi sono fermato lì. La nostra letteratura è nata da un’avanguardia, da Dante e dallo Stil Novo, anche se, e ne abbiamo tracce anche nella Commedia quando critica Guido Cavalcanti, ad un certo punto Dante se ne stancò. Le avanguardie sono parte delle culture antiche come la nostra. In Svezia non ci sono stati questi movimenti, se non di riflesso.

Lei ha pubblicato decine e decine di libri, tutti di gran valore, tutti interessanti. Eppure lei non è mai stato pubblicato in lingua svedese. Mi pare uno scandalo. Per avvicinare il lettore svedese alle sue opere vorrei partire da Terre selvagge il suo ultimo libro. Un libro su di una battaglia quella tra i romani contro i Cimbri e i teutoni, la battaglia ai Campi Raudii del 101 avanti Cristo. Battaglia immortalata dal Tiepolo nella sua Battaglia di Vercelli. Può parlarci di questo libro?

Si tratta di uno dei grandi fatti storici del mondo antico ed è uno dei più dimenticati in assoluto. Per chi sa quale ragione la sua memoria pare dare fastidio. Si tratta come le ho detto di una delle più grandi battaglie dell’antichità. La battaglia che coinvolge l’antica Roma almeno tanto quanto la aveva coinvolta Annibale. Roma fu veramente in pericolo. Annibale era più pericoloso quando cento anni prima cercò di invadere l’impero romano con gli elefanti, anche se gli elefanti non vincono le guerre. Era scaltro perché era un politico. Ma i cimbri ed i teutoni erano militarmente più forti.
I Romani vinsero con Gaio Mario, ma poi, forse per motivi politici interni, nell’Urbe non si volle dare troppa importanza alla cosa, forse per ostilità contro Gaio Mario che non era di origini nobili, non so. L’importante è che queste popolazioni sconfitte dai romani venivano in parte dalla Germania ma anche dalla Scandinavia tutta. Quindi è qualcosa che dovrebbe interessare gli svedesi.  Una parte di loro, ma esigua, rimase, forse nella zona dell’altipiano di Asiago, dove abbiamo dei toponimi e dei resti linguistici, ma non più di tanto.

L’amore per la sua terra, la zona di Novara dove vive deve ricoprire una grande importanza nella sua vita.

In realtà io ho scritto libri che riguardano tutta l’Italia. Ma non potevo non scrivere di quello che vedo dalla mia finestra, La chimera, che è incentrato sul periodo della dominazione spagnola col ducato di Milano ma anche Roma. Un altro romanzo storico è Marco e Mattio ambientato a Venezia ai tempi dell’ultimo declino della repubblica. Poi mi è successo di narrare la Firenze dell’inizio del novecento.  Poi ho raccontato il primo grande racconto della storia della mafia tra l’800 ed il 900 in Sicilia. Ed adesso la mia prossima storia, di cui per scaramanzia non dico nulla, narrerà di Napoli. Quindi posso dire di avere scritto una storia d’Italia.

Il romanzo La chimera ha avuto molto successo…

Si, è stato tradotto in molte lingue europee anche in danese. È il periodo storico in cui l’inquisizione ritorna, perché la grande inquisizione appartiene al medioevo. Con Lutero che porta lo scisma nella chiesa avviene un fatto apparentemente assurdo. È grazie a Lutero che la chiesa di Roma ritrova se stessa e si rinnova, altrimenti il papato, che si era trasformato in una splendida magari monarchia rinascimentale, non sarebbe sopravvissuto alla decadenza.  Ma è con il concilio di Trento che ritorna in auge ma solo per qualche decennio l’inquisizione, ma sono stranezze anche per i tempi di allora, ripeto senza Lutero non ci sarebbero più stati i papi.

Il nostro arcivescovo (della chiesa svedese) Antje Jackelén disse una cosa simile quando affermò che Lutero aveva salvato il cristianesimo…

Io credo che abbia detto una cosa straordinaria, anche se grazie a Lutero il cristianesimo è ridiventato cattolicesimo. Da un punto di vista storico ciò che l’arcivescovo dice è inoppugnabile.

Passando ad un altro libro, un po’ diverso dagli altri: La notte della cometa, su Dino Campana devo dirle che il poeta dei canti orfici è stato la cocaina della mia giovinezza insieme a Rimbaud e forse Lautrèamont… ce ne parli.

Si nutro un grande amore pe Dino Campana. Amore per la poesia e per il personaggio che avrebbe meritato un destino migliore, non soltanto perché finì in manicomio ma perché lui, che non era assolutamente matto, si trovò a vivere tutta la vita subendo una situazione di inaudita violenza, circondato da familiari ostili che gli costruiscono addosso tutta una gabbia di menzogne. Queste biografie scritte dai familiari dove si dice che dall’età di 15 anni fu colpito da una malattia dello spirito… io alle malattie dello spirito ci credo poco, so che la follia esiste ed ha delle origini remote, ma lo spirito non c’entra nulla.  Poi ho fatto delle ricerche e scopro che a 18 anni, quindi tre anni dopo la malattia dello spirito, Campana supera, in maniera che oggi diremmo brillante, l’esame di maturità classica, e non al paesello dei genitori ma al liceo D’Azeglio di Torino. E subito dopo si arruola a 18 anni, questo l’ho scoperto nell’archivio di stato di Firenze, si arruola come allievo ufficiale all’accademia militare di Modena. Lei lo immagina un pazzo all’accademia militare? Si un pazzo può anche entrarvi ma Campana vi resta più di un anno. Era un grande poeta che ha avuto un destino tragico grazie alla crudeltà della sua famiglia.

Dino Campana e Sibilla Aleramo non sono mai stai tradotti in svedese…

Su Sibilla Aleramo non mi pronuncio ma su Campana…tanto peggio per gli svedesi. Anche se è difficile da tradurre per la musicalità tipica della sua lingua. Tuttavia è stato tradotti a parte in francese, anche in tedesco, in ceco, in brasiliano. Quindi ripeto tanto peggio per gli svedesi.
La famiglia di Campana fece tre tentativi per sbarazzarsi di lui: il primo fu quello di metterlo in un’accademia militare, il secondo fu quello di metterlo in manicomio ed il terzo fu quello di spedirlo in Argentina, logicamente Campana prese il primo piroscafo per tornare a casa.

Ultima domanda, può dirci qualcosa sul suo prossimo libro?

 Le ho già detto tutto, mi mancava Napoli, e così completo la mia storia d’Italia. Nei particolari non scendo perché, da buon italiano, sono superstizioso.

 

A cura di Guido Zeccola